FORMAZIONE: IL VERO MOTORE DELLA CRESCITA, ANCHE NELLA LOGISTICA

La logistica italiana sta vivendo una trasformazione radicale. L’automazione dei magazzini, l’e-commerce, i sistemi di tracciamento e le nuove normative ambientali stanno ridisegnando il settore: servono competenze digitali, green e tecniche sempre più avanzate. Eppure, mentre il mercato corre, la formazione ha bisogno di una spinta in più. Secondo i dati pubblicati dal Sole 24 ore, entro il 2029 l’Italia registrerà una carenza di 110mila diplomati tecnici all’anno, fondamentali per settori chiave dell’economia nazionale come meccanica, meccatronica, logistica e trasporti. A rivelarlo è l’elaborazione Unioncamere, secondo cui potrebbero mancare tra 56mila e 76mila ragazzi usciti dai percorsi di qualifica/diploma professionale. Molti dei profili più richiesti dalle imprese restano difficilmente reperibili e tra questi è presente l’indirizzo trasporti e logistica, con una domanda che oscilla tra 8.700 e 9.800 giovani ma un’offerta di 3.900.

In questo scenario, l’Intelligenza Artificiale agisce come un acceleratore nel migliorare i processi produttivi, ma a condizione che trovi una forza lavoro preparata. A livello europeo, i Paesi più competitivi non sono quelli che investono di più in apparecchiature, ma quelli che lo fanno stabilmente nel capitale umano. L’esperienza di diversi Stati dimostra che formare non significa solo istruire i giovani, ma costruire un sistema di apprendimento permanente, dove scuola, imprese e Istituzioni collaborano e dove aggiornarsi durante la vita lavorativa è la regola, non l’eccezione. Come osserva il presidente Andrea D’Angelo: “Serve un salto culturale: la formazione deve diventare continua, diffusa, accessibile, parte integrante degli investimenti delle imprese e degli strumenti a disposizione dei lavoratori. È questa la strada che seguono le aziende che fanno parte di Ansi e che porta al pieno sviluppo del sistema produttivo nazionale”.

D’altro canto, una tale carenza rischia di pesare proprio sulle imprese attive nei settori più strategici e innovativi. In generale, il mismatch tra domanda e offerta di lavoro genera circa 44 miliardi di euro di mancato valore aggiunto, che equivale a 2,5 punti di Pil. E una parte rilevante di questa perdita riguarda, appunto, settori a forte componente logistica. Nonostante questa tendenza, la stampa riporta uno studio realizzato da Accenture nel quale si legge che il 71% delle aziende italiane si dice pronto a investire di più in tecnologie per la sovranità digitale. Il principale ostacolo all’innovazione, però, continua ad essere rappresentato non dalle macchine, ma dalla carenza di competenze per utilizzarle

Una risposta è arrivata dalle Academy aziendali, ossia i sistemi formativi interni creati dalle imprese per costruire competenze: in base ai più recenti dati di Assoknowledge, negli ultimi anni sono passate da 25 a 232. In questo modo si formano tecnici e si sperimentano simulazioni di magazzino, sistemi IoT e software di trasporto; si implementano la gestione dati e la sostenibilità logistica, anticipando le richieste del mercato in termini di specifiche professionalità.

“Anche per la logistica - conclude il presidente Andrea D’Angelo - questa evoluzione verso una formazione sempre più costante e capillare è decisiva, con il capitale umano che diventa il vero perno strategico della supply chain del futuro. Senza investimenti in competenze, nessuna tecnologia potrà innovare davvero il settore”.